lunedì 26 marzo 2012

Tabucchi, il professore travolto dal genio Pessoa

La sua opera prezioso baluardo per difendere i valori delle idee, della democrazia e della libertà. "Sostiene Pereira" divenne il romanzo simbolo del fronte antiberlusconiano negli anni 90

BRUNO VENTAVOLI
Diceva di essere in primis un professore universitario, e che la letteratura fosse piuttosto un'arena di sogni, idee, desiderio. Ma con la sua prosa colta, densa, colma di passione civile, sensibile agli sconfitti e ai dimenticati, ha lasciato un segno robusto nella narrativa italiana contemporanea.

Tutto cominciò alla Sorbona, quando il giovane studente Tabucchi scoprì Pessoa, e fu travolto dal genio portoghese che si sfarinava in molteplici identià. Lo studiò, lo tradusse, lo chiosò fin quasi a diventarne un eteronimo appassionato, dedicandogli varie scritti (da Pessoana mínima a Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa). Così come gran parte delle sue opere, magari ambientate nel passato della dittatura salazarista o in un viaggio in India alla ricerca di un uomo scomparso diventano dolenti anabasi di personaggi in cerca di una propria identità.

Tabucchi ha pubblicato oltre trenta libri. Molto diversi tra loro, per stile e per ambizione, ma percorsi dalla medesima consapevolezze che le parole sono un prezioso baluardo per difendere i valori della libertà, della democrazia, delle idee, della libertà d'informazione. Forse anche per questo, Sostiene Pereira, la sua opera più famosa, diventata film con l'indimenticabile volto di Mastroianni, divenne il libro simbolo del fronte antiberlusconiano negli anni 90.
Tratto da "LA STAMPA" cultura del 25.03.2012.

domenica 25 marzo 2012

La biografia di Salgari raccontata
in un fumetto "d'autore"

La copertina del libro «Sweet Salgari»
STEFANO PRIARONE
I grandi narratori di storie vivono in mondi diversi. Nel mondo «normale» possono avere problemi di debiti, essere sfruttati da editori senza scrupoli, poco considerati dalle compagne. Ma nei mondi che creano, tutto è differente: ci sono eroici corsari, intrepidi pirati malesi che lottano contro il potere coloniale inglese, arditi avventurieri indiani. È il caso di Emilio Salgari, il grande scrittore avventuroso italiano (generazioni di giovani sono cresciuti leggendo i suoi libri), nato nel veronese e morto suicida a Torino, il 25 aprile 1911, pieno di debiti e vessato, appunto, dagli editori (doveva scrivere tre pagine al giorno, tutti i giorni, per contratto).

Sweet Salgari (Coconino Press, 156 pagine 17,50 euro), bellissimo graphic novel di Paolo Bacilieri è qualcosa di più di una biografia a fumetti del più grande narratore avventuroso italiano. È un omaggio alla capacità di sognare, anche se la realtà è difficile. Bacilieri utilizza pagine salgariane come didascalie di immagini dei luoghi nei quali Salgari è vissuto (Torino, Verona, Genova): il Po ad esempio diventa il Gange, Piazza San Carlo una ricca regione indiana, gli slums torinesi gli isolotti noti come sunderbunds.

Vediamo Salgari al museo Egizio (nato solo nel 1824 ma arricchitosi di moltissimi reperti pochi anni prima a fine Ottocento) mentre contempla la mummia della regina Hatshepshut.

Compare anche la «Stampa»: nel 1908 la moglie gli cita un articolo del giornale su Rudyard Kipling che ha appena vinto il Nobel per la Letteratura dicendogli: «Ha la tua età, ti somiglia pure, ma è cento volte meglio di te! Lui l’India l’ha vista veramente, ci è nato, addirittura!», rimarca il fatto che il marito non sia stato un vero viaggiatore, che abbia descritto posti esotici basandosi solo sui libri.

Alla morte, i ragazzi di Torino che hanno gli stessi cognomi di «Cuore», in una citazione del classico di Edmondo De Amicis, altro libro che ha fatto gli italiani come quelli di Salgari, «marinano» (come si diceva allora) per rendere l’estremo omaggio alla salma di un narratore che li ha fatti sognare. Si sprecano le donazioni fatte alla famiglia, come capita spesso chi è dimenticato in vita diventa un (innocuo) simbolo da morto. E il dramma di Salgari è quello di un Paese che non ama i suo veri Grandi, invidioso del talento e del genio.

Autore che spazia agevolmente fra fumetto cosiddetto «seriale» e cosiddetto «d’autore» (mostrando l’artificiosità di certe definizioni) Bacilieri dedica il volume a Sergio Bonelli, il grande editore-sceneggiatore di fumetti scomparso lo scorso anno. E non solo per omaggiare un personaggio eccezionale, ma anche perché il fumetto seriale italiano è stato fortemente influenzato da Salgari: salgariani erano Sergio Bonelli e il padre Gianluigi (creatore di Tex) e lo stesso Sergio non solo aveva fatto affrontare da Zagor (suo celebre personaggio) i feroci Thugs ma in una storia di Tex da lui scritta aveva messo il ranger a confronto con il nipote di Lord Brooke, il rajah bianco di Sarawak acerrimo nemico di Sandokan.

Del resto, i nati fino agli anni Sessanta sono tutti cresciuti leggendo i suoi libri (e i nati nei Settanta hanno almeno visto in televisione le repliche del Sandokan con Kabir Bedi e il suo deplorevole sequel negli anni Novanta). Salgari è la testimonianza che un’altra letteratura italiana è possibile, lontana dal dramma borghese che tanto piace a certi critici.
Tratto da LA STAMPA DEL 25.03.2012

giovedì 8 marzo 2012

L'EDITORE DI TIN TIN CAMBIA PADRONE?

ALBERTO MATTIOLI
corrispondente da parigi
Michel Houellebecq, Hergé e Pierre Dukan: un romanziere, il disegnatore di Tin Tin e un dietologo. Sono tre degli autori di maggior successo della casa editrice Flammarion, messa in vendita dal gruppo italiano Rcs. Si aprirà quindi a Parigi una vera battaglia editorial-economica. Candidato numero uno a vincerla, Antoine Gallimard, Pdg (Président-Directeur général) dell’omonimo gruppo e nipote del fondatore, che potrebbe festeggiare il centenario della maison familiare acquistando la storica grande rivale: come se in Italia la Mondadori comprasse la Rizzoli, o viceversa.

Da place de l’Odéon, dal 1876 sede della Flammarion (il fondatore, Ernest Flammarion, debuttò vendendo libri sotto i portici del teatro) una fonte molto ben informata frena: le date e le cifre dell’operazione che circolano sui media sono ancora tutte da confermare. Di certo c’è solo che il 16 marzo si riunirà il Consiglio d’Amministrazione di Rcs MediaGroup. Di fronte a una situazione non brillante (938 milioni di debito a fine 2011, perdita di 25,5 milioni nei primi nove mesi dell’anno scorso), Rcs potrebbe decidere di disfarsi del 77% di Flammarion, acquistato nel 2000 dai discendenti del fondatore.

Il gruppo fa gola a molti. Secondo Le Figaro , «è una delle maison meglio gestite dell’editoria francese», con un giro d’affari di 220 milioni di euro (nel 2010) e marchi prestigiosi come Arthaud, Père Castor, specializzato in libri per ragazzi, Aubier, Casterman, l’editore di Tin Tin, o J’ai lu. Ogni anno circa 1.400 novità si aggiungono a un catalogo di 27 mila titoli e vengono venduti 36 milioni di libri. Gli specialisti valutano il valore del gruppo fra i 220 e i 250 milioni ma, in un’intervista a Prima comunicazione , l’amministratore delegato di Rcs Libri, Alessandro Bompieri, pur senza confermare la decisione di vendere, ha parlato di una cifra di 300 milioni, circa il doppio di quanto Rizzoli pagò Flammarion. Fra i due gruppi i rapporti sono antichi e consolidati: simbolo, la celebre collana «I classici dell’arte», lanciata nel ‘68 e co-edita dalle due parti delle Alpi.

Adesso i potenziali acquirenti europei preparano le loro strategie. In corsa ce ne sarebbero sei, fra cui alcuni fondi pensione, Editis (di proprietà degli spagnoli Planeta) e un paio di editori non francesi (ma sicuramente non Mondadori). Però a Parigi si parla molto dell’interessamento di Gallimard, che si sarebbe già assicurato il sostegno dell’Fsi, il potente Fond stratégique d’investissement pubblico e forse anche l’alleanza con un altro pretendente, l’editore Eyrolles. Per questo Antoine Gallimard, nonostante la sua ben nota prudenza, ha già confermato all’Afp la sua volontà di farsi avanti: «Flammarion è una bella opportunità per noi. Sono ufficialmente candidato all’acquisto e confermo che depositeremo un’offerta a Mediobanca», che Rcs dovrebbe incaricare della vendita. «Per il momento - spiega Gallimard - sono delle offerte non impegnative. Rcs le esaminerà e farà una selezione».

Gallimard ha già annunciato che manterrà l’autonomia delle due strutture e in particolare delle loro reti di distribuzione. Vista da Parigi, la sua offerta ha altri due vantaggi: intanto riportebbe la proprietà di Flammarion in Francia e poi viene da un altro editore. L’idea di diventare proprietà di un fondo d’investimento non sorride certo a chi lavora in Flammarion, una casa editrice «pura». Ernest fece fortuna con autori come Zola e Maupassant, ma il suo grande bestseller di fine Ottocento fu Astronomie populaire , un manuale divulgativo sull’astronomia di suo fratello Camille. L’attuale direttrice della maison è un’italiana, benché nata ad Alessandria d’Egitto e di carriera tutta parigina, Teresa Cremisi, autrice della «buona gestione» sopra ricordata. Ma Cremisi è anche l’ennesimo indizio che fa pensare che Gallimard parta favorito: lavorò lì dal 1989 al 2005, cominciando come lessicografa e finendo come condirettrice (tutto iniziò, si racconta, dall’incontro con Antoine durante una serata danzante al Salone del libro di Francoforte). Quando, dopo sedici anni e due premi Goncourt, Cremisi lasciò improvvisamente Gallimard per approdare a Flammarion, il mondo dell’editoria francese rimase di stucco. Ma capita anche che i divorzi sfocino in un secondo matrimonio.